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martedì, luglio 07, 2009
Quand'ero giovine
Quand'ero giovine ascoltavo i CCCP ed ero incazzato con tutto e con tutti.
Andavo in tram e gli impiegati che vedevo con le loro facce tristi e grigie, con le loro pance, con quel velo opaco sugli occhi, mi facevano pena.
Spesso tornavo a casa quando loro uscivano per andare al lavoro, e non riuscivo ad immaginarmi come potesse essere la vita di uno che deve bollare tutti i giorni una cartolina per portare avanti la sua sopravvivenza.
Quand'ero giovine tornavo dal locale con la borsa dei vinili sulle spalle a notte fonda, e qualcuno di questi grigi impiegati mi affiancava con la macchina lucida costata anni di sottomissione, e con occhi languidi mi chiedeva se volevo guadagnare dei soldi facili. Nella mia ingenità adolescenziale dicevo: "no, grazie".
Quand'ero giovine non pensavo che avrei raggiunto il 2000, non conoscevo nessuno di trent'anni a parte i miei, e non volevo diventare grande.
Quand'ero giovine era tutto maledettamente contorto, ma il mio mondo era circoscritto e non conoscevo la cattiveria perchè mi passava attraverso come fossi un fantasma.
Quand'ero giovine una volta un fotografo mi fermò mentre andavo a scuola, e volle fotografare la mia cresta e il mio look dark.
Quella foto non l'ho mai vista, ma mi ritorna spesso in mente.
spero di poter ritornare, un giorno, quello che ero.
See you in your next life when we'll fly away for good
Stars in our own car we can drive away from here
Far away, so far away, down to Worthing and work there
Far away, we'll go far away
and flog ice creams 'til the company's on its knees...
...see you in your next life when we'll fly away for good
[Suede - the next life]
mercoledì, aprile 22, 2009
Pioggia #38
Certe volte divento un brusio, divento vapore, assaggio inconsapevole il sapore della non esistenza.
In un attimo mi sento risucchiato dalla finestra aperta, fuori nella nebbia di un mattino piovoso di Aprile, e divento natura.
Capisco la lingua dei Sigur Ros, sono un tutt'uno con l'universo, e dopo un millennio che dura un secondo, dopo aver raccattato nelle stanze dei ricordi sensazioni così evanescenti che non possono essere dette, riatterro dentro di me, seduto alla scrivania, dietro il pc, e guardo fuori le gocce di pioggia di cui sono stato parte, di cui tornerò a far parte.
martedì, marzo 31, 2009
Alive
Saper sentire ancora i brividi per una canzone o per certe parole, per un'immagine o una scultura o qualunque cosa sia scaturita dal cuore, saper dimenticare per un po' che c'è da pagare le tasse o da compilare certe scartoffie, e perdersi nella bellezza.
Sentire la pioggia di una primavera che tarda ad arrivare e aver voglia di fare una foto alle gocce d'acqua pigre sui fili per stendere, mentre guardo fuori per vedere come vestirmi.
Fare apposta ad arrivare tardi per guardare la vita che brulica in orari in cui di solito sono chiuso nel mio cubicolo.
Aver voglia di ascoltare una canzone prima di andare al lavoro, e farsi scendere una lacrima di ringraziamento a tutto quello di bello che mi circonda.
Guardare Barbara che sta per svegliarsi, la nostra bimba nel suo lettino con gli occhi semichiusi che gioca con le lame di luce che filtrano dalla tapparella, il motorino che si avvia, il treno che passa, le sveglie che si accendono sottovoce nelle case vicine.
Stare dieci minuti seduto in cucina a fare niente, con il gusto del caffè in bocca, a ricordare cose lontane, pensieri inventati, cose da fare e cose mai fatte, capacitarmi che sono proprio io e che potrei fare quello che voglio perchè mi è chiaro cosa è importante e cosa invece non conta niente.
E poi una parentesi insignificante di nove ore a spezzare la poesia, ma che per ora mi serve a campare.
Ripensare ai sogni, agli abbracci, alla spensieratezza, alle mani sudate, alle botti di vino, a quando c'era da inventare, a quando neanche potevamo immaginarci, alle paure, alle coincidenze, alla musica ascoltata insieme.
E alla fine, sentirmi vivo.
(Ascoltando i Sigur Ros)
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